Adinolfi in carcere: violò i domiciliari usando i social

Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia e giornalista, è stato trasferito dagli arresti domiciliari al carcere. Ad eseguire l’ordinanza, emessa dal Tribunale di Roma – Sezione Gip, sono stati i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Roma, su delega della Procura della Repubblica capitolina. Lo stesso Adinolfi ha dato la notizia sui propri profili social: “Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto”.

L’ex parlamentare si trovava ai domiciliari con le accuse di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. L’inchiesta, condotta dall’Aliquota della Sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza presso la Procura di Roma e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, era partita da diverse denunce-querele di persone che avevano versato somme di denaro convinte di partecipare a un “Betting Group” chiamato “Scommessa Collettiva”, promosso dal giornalista sui social network, senza poi ricevere indietro il denaro né la remunerazione promessa. Era già scattato un sequestro preventivo per oltre 400 mila euro.

Il trasferimento in carcere è la conseguenza della violazione reiterata e sistematica delle prescrizioni imposte con la misura cautelare originaria, che vietava ad Adinolfi l’uso di qualsiasi dispositivo telefonico, informatico o telematico, ad eccezione dei contatti con il proprio difensore. Gli accertamenti hanno documentato ripetuti utilizzi dei social network da parte dell’indagato, elemento ritenuto determinante per l’aggravamento della misura, in un quadro di rischio di reiterazione del reato e pericolo di inquinamento delle prove.

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