Alemanno lascia Rebibbia: “Non diserto la trincea, continuerò a battermi per i detenuti”

Domani mattina Gianni Alemanno uscirà dal carcere di Rebibbia, dopo un anno, 5 mesi e 24 giorni di detenzione. L’ex sindaco di Roma, condannato per traffico d’influenze in relazione all’abuso d’ufficio, ha affidato ai suoi canali social una lunga nota in cui ripercorre l’esperienza carceraria e annuncia che non intende abbandonare la battaglia per i diritti dei detenuti.

“Uscendo mi sembra quasi di disertare una trincea”, ha scritto su Facebook Alemanno, descrivendo celle da quattro posti occupate da sei persone, condizioni igienico-sanitarie degradate, percorsi di studio e lavoro ridotti a privilegi per pochi e una burocrazia penitenziaria che definisce “lenta e prepotente”. Emblematico, secondo lui, il caso di tre camion di attrezzature sportive donate da un’azienda privata: scaricati il 21 maggio, a distanza di un mese non erano ancora arrivati nelle palestre dei reparti, distanti appena duecento metri dai magazzini.

Alemanno cita anche il caso di Antonio Russo, detenuto di 88 anni malato a cui il presidente Mattarella aveva concesso la grazia parziale: nonostante il provvedimento, l’anziano non era ancora uscito per via di lungaggini burocratiche tra magistrati, relazioni sanitarie e pratiche inevase. L’ex sindaco annuncia l’intenzione di proseguire l’impegno insieme a Fabio Falbo, con cui ha stretto un sodalizio in carcere, e di confrontarsi con il ministro Nordio sulla situazione delle carceri italiane. “Un pezzo del mio cuore rimane a Rebibbia”, ha concluso.

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