Sono stati 1.640 i dipendenti di Ama che l’11 maggio hanno aderito allo sciopero proclamato dall’Unione sindacale di base (Usb) contro l’ipotesi di accordo che prevede domeniche e festività lavorate come normale orario di servizio. Lo rende noto la stessa organizzazione sindacale, che definisce la partecipazione “un segnale importante e inequivocabile”.
Secondo Usb, l’adesione massiccia allo sciopero rappresenta un atto di sfiducia nei confronti delle Rsu firmatarie dell’intesa – Cgil, Cisl, Uil e Fiadel – accusate di aver sottoscritto “accordi al ribasso” e di non tutelare adeguatamente il personale. Il sindacato sottolinea che migliaia di lavoratori sono scesi in strada per rivendicare una rappresentanza ritenuta più coerente con le proprie richieste.
La protesta, afferma Usb, proseguirà nelle prossime settimane finché le Rsu delle sigle coinvolte non ritireranno la firma dall’accordo contestato. L’organizzazione ribadisce inoltre l’impegno “al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici di Ama, dentro e fuori i luoghi di lavoro”, con l’obiettivo di difendere diritti e condizioni occupazionali considerate a rischio.
La vertenza si inserisce nel più ampio confronto in corso in Ama sul tema dell’organizzazione del lavoro nei fine settimana e nei giorni festivi, un nodo che continua a generare tensioni sindacali all’interno dell’azienda capitolina.







