Sono passati dieci anni da quella notte del 24 agosto 2016, quando la terra tremò nel cuore dell’Italia centrale. Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto: nomi che da allora sono rimasti impressi nella memoria del Paese, legati a una delle pagine più dolorose della storia recente italiana. Il sisma, di magnitudo 6.0, causò quasi trecento vittime e ferite profonde in un territorio che ancora oggi porta i segni di quella tragedia.
Un decennio segnato dal lutto, ma anche dalla forza della ricostruzione. Eppure, a dieci anni di distanza, il bilancio resta a due facce: secondo un recente report di ActionAid, oltre il 66% delle opere pubbliche programmate nel cratere sismico non ha ancora visto l’avvio dei lavori, e migliaia di famiglie vivono tuttora nelle casette provvisorie. Ad Amatrice, però, qualcosa si muove: decine di cantieri nel centro storico sono stati avviati, e le istituzioni parlano di una fase nuova, dopo anni segnati da rallentamenti e cambi di gestione.
Oggi il Lazio si ferma per ricordare. Non solo per onorare la memoria delle vittime, ma per rinnovare l’impegno verso chi, in queste terre, continua ogni giorno ad attendere una casa e un futuro.
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