Una presunta “regia unitaria” per spingere il patron della Lazio Claudio Lotito a cedere la società, accompagnata dalla diffusione di notizie false che avrebbero potuto alterare il valore delle azioni del club biancoceleste. E’ l’ipotesi al centro dell’inchiesta della Procura di Roma che ha portato oggi a una serie di perquisizioni eseguite dai carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dai pm della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti del presidente della Banca del Fucino Mauro Masi, dell’amministratore delegato Francesco Maiolini e di Luigi Bisignani. L’ipotesi di reato è quella di aggiotaggio, in relazione alle azioni della Ss Lazio, società quotata in Borsa. Secondo quanto contestato dai magistrati, i tre avrebbero concorso, insieme ad altre persone ancora da identificare, alla diffusione di “notizie false” attraverso social network e organi di informazione, con l’obiettivo di provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della società. Tra gli elementi al vaglio degli investigatori ci sarebbero anche notizie relative a una presunta imminente cessione del pacchetto azionario della Lazio da parte di Lotito e indiscrezioni sulla volontà del presidente di far retrocedere la squadra per ottenere il cosiddetto “paracadute” economico. L’inchiesta, secondo quanto emerso, nasce dalle denunce presentate dallo stesso Lotito e punta a verificare se dietro la campagna di contestazione al presidente della Lazio, culminata nelle proteste della tifoseria, ci fosse un coordinamento finalizzato non soltanto a spingere il patron biancoceleste alla cessione del club, ma anche a incidere sul valore del titolo in Borsa. La Banca del Fucino, in una nota, ha precisato di “non essere indagata e di non essere destinataria di alcun provvedimento”, sottolineando inoltre di non avere rapporti con la Ss Lazio nell’ambito dell’inchiesta. L’istituto ha espresso “piena fiducia” nell’operato di Masi e Maiolini, affermando di essere certa che gli accertamenti in corso ne confermeranno la correttezza. “Si intende comunque precisare -prosegue la nota- che Banca del Fucino non ha mai finanziato, direttamente o indirettamente, alcuna iniziativa, campagna o attività riconducibile alle vicende oggetto dell’indagine, né alcuna iniziativa lesiva degli interessi della Ss Lazio, dei suoi azionisti e dei suoi vertici”. La Banca del Fucino, inoltre, “non detiene azioni della Ss Lazio, non ha mai ricevuto alcun mandato per l’acquisto della società o di sue partecipazioni e non ha mai svolto attività di advisory per soggetti a qualunque titolo interessati alla stessa”. Banca del Fucino “ha piena fiducia nell’operato della magistratura”, assicura “ogni collaborazione utile all’accertamento dei fatti e conferma che la propria operatività prosegue con assoluta regolarità, nel pieno rispetto della normativa di vigilanza e a tutela dei propri clienti, dipendenti e azionisti. La Banca si riserva di tutelare la propria reputazione e i propri interessi in ogni sede nei confronti di ricostruzioni distorte e lesive”, conclude la nota.
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