Il diritto alla casa non è più un’emergenza che riguarda soltanto le fasce più vulnerabili della popolazione. A dirlo è l’assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative di Roma Capitale, Tobia Zevi, intervenendo al convegno “Roma da Abitare. Tra emergenza, disuguaglianze e politiche pubbliche”, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio.
“Se prima il problema dell’abitare riguardava solo una fascia estremamente bassa della popolazione, oggi non riguarda più soltanto gli ultimi della città, ma una fascia sempre più ampia”, ha spiegato Zevi. Nel mirino il mercato degli affitti, sempre più inaccessibile: studenti fuori sede, famiglie monogenitoriali e pensionati sono categorie che fino a poco tempo fa riuscivano a vivere dignitosamente e che oggi vengono progressivamente espulse da un mercato dominato dagli affitti brevi e dai contratti transitori, oltre che dall’attrattività crescente della capitale.
La questione, ha sottolineato l’assessore, non è solo sociale ma anche economica: “Una città che non riesce ad assorbire i lavoratori a livello abitativo diventa meno competitiva anche per le aziende e per chi produce valore”. Roma Capitale, ha aggiunto, è in prima linea su questo fronte a livello nazionale e internazionale. Sul piano casa del governo, Zevi ha espresso un giudizio parzialmente positivo, pur evidenziandone i limiti: “Quando si passa dall’emergenza alle politiche pubbliche, serve denaro e risorse per implementare programmi negli anni e nei decenni. L’Italia non investe sul diritto all’abitare da 30 anni e le conseguenze sulla vita delle persone sono spaventose”.







