Da Kunming un’idea: trasformare gli spazi sotto la Tangenziale in parchi e luoghi di quartiere

Nella città cinese le aree inutilizzate sotto ponti e cavalcavia stanno diventando spazi pubblici attrezzati. Un modello che potrebbe trovare applicazione anche a Roma, a partire dalla Tangenziale Est

E se gli spazi sotto la Tangenziale di Roma smettessero di essere semplicemente aree di passaggio, parcheggi improvvisati o zone residuali per diventare piccoli parchi urbani, campi sportivi e luoghi di incontro per i quartieri?

L’idea arriva da Kunming, grande città della provincia dello Yunnan, nel sud-ovest della Cina, dove negli ultimi anni l’amministrazione ha avviato il recupero di alcune delle superfici inutilizzate sotto ponti e cavalcavia. Secondo quanto riferisce l’agenzia Xinhua, questi spazi sono stati destinati al verde, al tempo libero, alle attività ricreative e all’esercizio fisico, con l’obiettivo di aumentare la vivibilità della città.

Una soluzione apparentemente semplice, ma che affronta un problema comune a molte metropoli: le grandi infrastrutture stradali occupano enormi porzioni di territorio e generano, al di sotto e ai margini dei viadotti, superfici difficili da utilizzare e spesso degradate.

E se Roma provasse sotto la Tangenziale Est?

A Roma il paragone viene quasi spontaneo. La Tangenziale Est attraversa alcuni dei quartieri più densamente abitati della Capitale e, insieme ad altre infrastrutture sopraelevate, lascia numerosi spazi che potrebbero essere ripensati.

Il modello di Kunming potrebbe diventare uno spunto per un progetto romano di rigenerazione urbana diffusa: non grandi opere, ma tanti interventi mirati capaci di restituire ai cittadini superfici già esistenti.

Sotto i tratti compatibili della Tangenziale potrebbero nascere campetti da basket e calcetto, tavoli da ping-pong, aree fitness, piste per skateboard, piccole zone verdi, spazi per bambini, aree dedicate alle associazioni di quartiere e luoghi per iniziative culturali temporanee.

L’illuminazione avrebbe un ruolo fondamentale, così come la videosorveglianza e una progettazione capace di rendere questi luoghi frequentabili anche nelle ore serali. Dove rumore e qualità dell’aria rendessero sconsigliabile una permanenza prolungata, gli spazi potrebbero invece essere destinati a funzioni differenti, dalla mobilità ciclabile ai servizi di quartiere.

Da barriera urbana a spazio che unisce

La questione non è soltanto estetica. Una grande arteria stradale tende inevitabilmente a separare parti della città. Recuperare ciò che si trova sotto e intorno all’infrastruttura può contribuire, almeno in parte, a ricucire il tessuto urbano.

A Roma un progetto pilota potrebbe concentrarsi proprio sulle zone attraversate dalla Tangenziale Est, verificando tratto per tratto quali superfici siano realmente utilizzabili e coinvolgendo Municipi e residenti nella scelta delle funzioni.

Non tutti gli spazi, naturalmente, sarebbero adatti. Servirebbero verifiche sulla sicurezza, sull’inquinamento atmosferico e acustico, sulla proprietà delle aree e sulla compatibilità con la viabilità. Ma proprio per questo si potrebbe partire da poche aree sperimentali.

Una “Tangenziale sotto” da restituire ai quartieri

Roma discute da decenni del rapporto difficile tra la Tangenziale e i quartieri che attraversa. L’esempio di Kunming suggerisce di guardare anche al problema da un’altra prospettiva: mentre si ragiona sul futuro dell’infrastruttura, perché non utilizzare meglio ciò che già esiste?

Si potrebbe immaginare una vera “Tangenziale sotto”, una successione di piccoli spazi pubblici differenti tra loro: sport in un’area, verde in un’altra, giochi e socialità in quella successiva. Un progetto riconoscibile attraverso illuminazione, arredi e una grafica comune, ma costruito sulle esigenze dei singoli quartieri.

Kunming è distante migliaia di chilometri da Roma e i due contesti urbani sono profondamente diversi. Ma l’idea di fondo è facilmente traducibile: anche lo spazio apparentemente meno pregiato di una città può diventare una risorsa.

E in una Capitale dove trovare nuove superfici per verde, sport e socialità è sempre più difficile, forse vale la pena cominciare proprio da quelle che abbiamo già, ma che oggi quasi nessuno considera davvero parte della città.

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