Roma, 28 luglio 2026 – Sono 120 i casi di epatite A registrati nel Lazio nei primi mesi del 2026, secondo i dati del Servizio Regionale per l’Epidemiologia, Sorveglianza e controllo delle Malattie Infettive (Seresmi) dell’Inmi Spallanzani. Un incremento legato principalmente a episodi di trasmissione alimentare e interpersonale, con particolare attenzione ai focolai associati al consumo di alimenti contaminati.
Il dato regionale si inserisce in una tendenza nazionale in crescita: secondo il sistema di sorveglianza Seieva, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, i casi di epatite A in Italia sono passati dai 126 del 2021 ai 631 del 2025. A livello globale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 254 milioni di persone convivono con un’infezione cronica da epatite B e circa 50 milioni con epatite C.
In occasione della Giornata mondiale delle epatiti, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” Irccs di Roma ribadisce il proprio impegno nella prevenzione, ricerca e cura delle infezioni virali, un ruolo costruito in oltre un secolo di attività. All’interno dell’Istituto, la Uoc Malattie Infettive ed Epatologia, diretta da Gianpiero D’Offizi, è punto di riferimento regionale sia per le epatiti fulminanti sia per la gestione dei pazienti con epatiti croniche B e C, integrando assistenza, ricerca clinica e interventi sul territorio, tra cui programmi di screening con test rapidi rivolti anche a popolazioni difficili da raggiungere.
“Oggi la sfida che abbiamo davanti è quella di intercettare tempestivamente le persone che ancora non sanno di avere un’infezione cronica del fegato ed avviarle alla cura immediata”, spiega D’Offizi, sottolineando come l’eliminazione delle epatiti virali come minaccia per la salute pubblica sia “una prospettiva concreta”, che richiede però continuità nell’impegno di istituzioni e comunità scientifica.







