Quando, nell’estate del 2025, la Roma annunciò l’arrivo di Gian Piero Gasperini sulla panchina e la conferma del ruolo dirigenziale di Claudio Ranieri come Senior Advisor della famiglia Friedkin, gli osservatori più esperti del calcio italiano fiutarono il rischio fin dal primo giorno. Due personalità ingombranti, due visioni di costruzione della squadra opposte, due cinture di esperienza che difficilmente avrebbero accettato di girare nella stessa direzione: chi conosceva il temperamento dei due aveva ipotizzato pubblicamente, in alcune ricostruzioni come quella riportata da Sky Sport, che uno dei due, prima o poi, sarebbe saltato. Ed è proprio nel solco di queste previsioni che si è inserita la lite tra Ranieri e Gasperini consumatasi tra marzo e aprile 2026, prima silenziosa, poi pubblica e infine ufficiale.
Il primo segnale di una crepa risale al mercato di gennaio. Gasperini, abituato al modello costruito a Bergamo e in altre piazze, chiedeva profili pronti, già rodati, capaci di reggere la pressione della Serie A senza i tempi tipici del progetto giovanile. Ranieri, in tandem con il direttore sportivo Massara, ragionava in chiave più paziente: un’ossatura giovane su cui inserire qualche elemento di esperienza, modello che in passato aveva dato alla Roma alcuni dei successi più recenti. Le richieste del tecnico per innesti come Malen, Sancho e Wesley si scontrarono con la prudenza della dirigenza, che leggeva quelle operazioni come costose e non sempre coerenti con il bilancio. Il primo confronto duro avvenne durante un meeting di Trigoria a metà febbraio.
A complicare le cose si sono aggiunte le scelte sullo staff medico. Gasperini, secondo la ricostruzione del Fatto Quotidiano, non si fidava del personale sanitario in carica e attribuiva a una gestione poco efficace alcuni stop prolungati di giocatori chiave come Koné, Wesley, Soulé e Dybala. Ranieri, invece, considerava lo staff un’eredità da non mettere in discussione e difese pubblicamente alcune scelte cliniche durante un confronto stampa di metà marzo. La distanza, fino a quel momento mantenuta nei limiti della discrezione, cominciò a filtrare verso giornalisti e tifosi.
Lo strappo è arrivato la sera dell’11 aprile, durante la partita contro il Pisa. Le parole di Ranieri ai microfoni, in cui sottolineava di essersi mosso per ottenere la firma di Gasperini dopo il no di altri tre allenatori, fecero il giro delle redazioni. Quella che a Trigoria veniva descritta come una nota a margine di un’intervista, in realtà raccontava una postura definita: Ranieri tenne a precisare il proprio peso nelle scelte tecniche e, di rimando, ribadì il proprio ruolo non come consigliere del tecnico ma come uomo di fiducia della proprietà. Gasperini rispose nelle ventiquattro ore successive, chiedendo chiarezza sui ruoli e lasciando intendere, in conferenza stampa, di non gradire interferenze nella gestione quotidiana dello spogliatoio.
Il punto di non ritorno fu raggiunto in occasione delle dichiarazioni rilasciate da Ranieri, secondo cui Gasperini era arrivato a Roma come quarta scelta e dopo un percorso di mercato che includeva il lungo inseguimento a Jadon Sancho. Quelle parole, raccolte da diverse testate fra cui La Repubblica e riprese in dettaglio nella ricostruzione di Calciomercato.com, fecero precipitare la situazione. La proprietà Friedkin convocò un vertice riservato in cui chiese a entrambe le parti di rientrare nei rispettivi ruoli. Il vertice si svolse nella tenuta di Trigoria e produsse, secondo fonti vicine alla società, una richiesta esplicita: chiarire chi avesse la parola finale su mercato e formazione, senza zone grigie.
Il comunicato di addio della Roma, asciutto e senza commenti, è arrivato nel pomeriggio del 23 aprile. La nota, pubblicata sul Corriere dello Sport e ripresa da tutti i quotidiani sportivi italiani, parlava semplicemente della fine del rapporto con Claudio Ranieri e di una scelta condivisa con la famiglia Friedkin. Nessun ringraziamento prolungato, nessuna data simbolica, nessuna intervista di commiato: un finale che a Trigoria, dal 2019 in avanti, non si era praticamente mai visto, perché Ranieri era stato il regista emotivo di più di una stagione complessa. La separazione lascia Gasperini al timone con poteri rafforzati, ma anche con una pressione enorme sul finale di campionato e sulla campagna acquisti estiva.
Le ripercussioni si misurano anche fuori dal campo. Nei giorni successivi, alcuni opinionisti hanno parlato di un possibile reingresso di Ranieri in un’altra società, mentre lo stesso ex tecnico, in una intervista ad ANSA, ha lasciato intendere di voler prendere un periodo di pausa dopo decenni di lavoro continuativo. Sul fronte tifosi, la frattura ha diviso la curva: una parte considera la rottura il prezzo da pagare per dare a Gasperini libertà piena di lavoro, un’altra rimpiange l’equilibrio costruito da Ranieri negli ultimi mesi. Il dibattito ha rapidamente coinvolto il tessuto sociale della città, alle prese con scadenze importanti come l’avvio del cantiere verso le elezioni del 2027 e con le polemiche sui calendari della Lega A che hanno acceso anche il derby con la Lazio. La gestione comunicativa, secondo molti commentatori, avrebbe potuto evitare il punto di non ritorno con maggiore prontezza.
Resta da capire cosa accadrà a partire dal prossimo ritiro. Gasperini ha già fissato i primi obiettivi di mercato, con un elenco che riprende alcune delle richieste avanzate fin dall’inverno. Il club, dal canto suo, dovrà mostrare di aver trasformato la frattura in una svolta organizzativa e non in una semplice vittoria di una parte sull’altra. Per i tifosi della Roma, abituati a stagioni emotive e a finali concitati, l’estate del 2026 sarà uno dei capitoli più delicati degli ultimi anni. Soprattutto, sarà la prima senza Ranieri in nessun ruolo dopo lunghi cicli di presenza in società. E il banco di prova, come sempre, sarà il rettangolo verde.







