«Dare voce alle istanze di migliaia di praticanti e aspiranti avvocati che guardano all’esame di abilitazione forense 2026–2027 con crescente preoccupazione e con una legittima richiesta di chiarezza e stabilità normativa. In tal senso siamo qui a chiedere un incontro al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per avviare un confronto sul futuro della professione forense».
Si apre così la nota congiunta sottoscritta dal Presidente della Commissione Centrale presso il Ministero della Giustizia, avvocato Antonio Melillo, e dal Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, avvocato Carmine Foreste, che pongono l’accento sull’urgenza di fornire certezze normative ai giovani impegnati nel percorso di accesso alla professione.
«La richiesta nasce dalla necessità di garantire certezze a una platea ampia di giovani giuristi impegnati in un percorso formativo complesso e rigoroso, che non può essere esposto a continui mutamenti regolatori o a soluzioni transitorie prive di coerenza sistemica. A nostro parere, infatti, alla luce della conversione del decreto milleproroghe, sarebbe opportuno inserire un emendamento per confermare le attuali modalita’ di esame di avvocato, per l’anno in corso, al fine di garantire una uniformita’ di trattamento con chi ha gia’ espletato o sta espletando la pratica forense. La certezza del diritto ed una sostanziale parita’ nelle regole di accesso alla professione forense rappresentano un baluardo imprescindibile a tutela delle nuove generazioni della avvocatura in vista di una riforma complessiva della legge professionale».
Nel documento viene inoltre espressa piena condivisione dell’iniziativa portata avanti da Assotutela e dal suo presidente, Michel Emi Maritato, per il ruolo svolto a sostegno dei praticanti fin dalle prime fasi del confronto istituzionale.
«In tale prospettiva condividiamo il contributo di Assotutela e del suo presidente, Michel Emi Maritato, che sin dalle prime fasi ha affiancato gli aspiranti avvocati nel rivendicare un sistema di accesso alla professione equo, coerente e rispettoso del percorso di formazione forense attualmente previsto. Ogni ipotesi di ritorno a modelli superati o a meccanismi d’esame non allineati con l’attuale assetto normativo e formativo rappresenterebbe un arretramento significativo, con il rischio di trasferire ancora una volta sui giovani il peso dell’incertezza legislativa. Confidando dunque nella sensibilità istituzionale e nella riconosciuta disponibilità al dialogo di Carlo Nordio – concludono Foreste e Melillo – l’auspicio è che il ministro della Giustizia voglia ascoltare le istanze di migliaia di aspiranti avvocati e accogliere la richiesta di un incontro, per affrontare in modo condiviso e responsabile una questione centrale per il futuro dell’avvocatura italiana».







