A poche ore dalla morte di Andrea Moretti, l’operaio 22enne precipitato nella notte durante lavori sull’illuminazione del Colosseo, il monumento è diventato ieri il centro di due distinte manifestazioni di protesta.
Nel primo pomeriggio si è svolta una protesta promossa dall’Unione sindacale di base insieme a Potere al Popolo e alle organizzazioni studentesche Osa e Cambiare Rotta. Sotto le bandiere delle sigle promotrici, sono comparsi striscioni duri: “A 22 anni morto sul lavoro al Colosseo: parlano di sicurezza e zone rosse e poi ci uccidono sul lavoro” e “Basta omicidi sul lavoro”. Un sindacalista dell’Usb, intervenuto al megafono, ha parlato di una giornata vissuta “con il cuore a pezzi”, assicurando che “questa tragedia non rimarrà impunita” e annunciando la proclamazione, per la stessa sera, di uno sciopero specifico per i lavoratori del Colosseo e della società.
In serata, davanti al monumento si è tenuto anche il presidio con fiaccolata organizzato dalla Cgil, con la partecipazione di Cisl e Uil. Protagoniste sei sagome bianche di lavoratori senza volto, disposte sul marciapiede lato Fori Imperiali, ciascuna con un cartello – “Avevo 66 anni”, “Lavoravo da 10 ore”, “Ho salvato vite, non la mia”, “Morto di straordinari”, “Chiedo giustizia”, “Dovevo andare in pensione” – e un caschetto bianco ai piedi. Tra i cartelli e gli striscioni dei manifestanti: “Basta morti sul lavoro”, “L’umanità prima del profitto”, “Fermiamo la strage” e “Umanità prima del profitto. Per Andrea e tutte le vittime sul lavoro”.
Le due iniziative si sono intrecciate con lo sviluppo dell’inchiesta della Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, e con le richieste di chiarimenti avanzate in Parlamento da M5s e Pd al ministro della Cultura Alessandro Giuli.







