Hantavirus, il ministero della Salute prepara una circolare per le Regioni: quattro italiani in osservazione dopo il caso della nave Hondius

Il focolaio di hantavirus scoppiato a bordo della nave da crociera MV Hondius, sbarcata domenica a Tenerife dopo che tra i passeggeri erano stati individuati casi di contagio, ha raggiunto l’Italia. Il ministero della Salute sta predisponendo una circolare operativa del dipartimento della Prevenzione per Regioni, autorità sanitarie e uffici di frontiera, con indicazioni basate sulle linee guida dell’Ecdc. Quattro persone sono intanto in isolamento volontario: si tratta di passeggeri – non positivi e senza sintomi – del volo Klm su cui aveva viaggiato una donna olandese proveniente dalla Hondius, risultata positiva e poi deceduta.

Sul fronte internazionale la situazione resta monitorata. Tra i 17 cittadini americani a bordo della nave, uno è risultato lievemente positivo al test PCR per il virus Andes; un secondo presenta sintomi lievi. È positiva anche una passeggera francese. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha definito il rischio per la salute pubblica ancora basso, assicurando il coordinamento con l’Oms.

Cos’è l’hantavirus e perché non è un nuovo Covid

La vicenda della Hondius ha portato all’attenzione del grande pubblico un virus che esiste da decenni ma che raramente finisce sui giornali. Il punto che gli esperti tengono a chiarire per prima cosa è cosa l’hantavirus non sia. “Ha una letalità più alta, ma una diffusione molto più limitata” rispetto al Covid, ha spiegato l’epidemiologo Massimo Ciccozzi: mentre il Sars-CoV-2 si caratterizzava per un’ampia circolazione con gravità individuale contenuta, l’hantavirus funziona al contrario. Contarlo è difficile: si trasmette principalmente inalando polveri contaminate da feci, urine o saliva di roditori infetti, oppure toccando superfici sporche senza lavarsi le mani. Il contagio da persona a persona è raro.

Il collegamento con la nave è ancora in fase di ricostruzione. Secondo quanto emerso, una coppia olandese a bordo avrebbe visitato durante un’escursione a terra delle discariche – ambienti ad alta presenza di roditori – probabilmente per fare birdwatching. “Se vai a cercarla, cosa dobbiamo dire?”, ha commentato Ciccozzi.

Il vaccino esiste a metà: i dati ci sono, i fondi no

La ricerca su un vaccino contro l’hantavirus va avanti da decenni, ma non è ancora arrivata al traguardo. Il virologo Jay Hooper dell’Us Army Medical Research Institute of Infectious Diseases, intervistato da Nature, lavora da anni su vaccini contro diversi ceppi: i test di Fase I sui ceppi Andes, Hantaan e Puumala mostrano una buona risposta immunitaria. “I dati sono promettenti, ma ci sono diversi ostacoli per arrivare alla produzione”, ha spiegato Hooper. Il principale è la Fase III: i casi umani sono rari e geograficamente dispersi, rendendo complicato condurre studi su larga scala. I finanziamenti faticano ad arrivare perché il virus non è considerato una priorità globale, finché non succede qualcosa come sulla Hondius. Hooper ha avvertito, inoltre, che il cambiamento climatico potrebbe cambiare il quadro: modificando la distribuzione dei roditori, potrebbe aumentare le aree di esposizione umana e far crescere il numero di casi nei prossimi decenni.

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