Non si vedranno treni nuovi né inaugurazioni di nuove stazioni, eppure è forse uno degli investimenti più rilevanti per la vita quotidiana di chi ogni giorno prende la metropolitana a Roma. La Giunta capitolina ha approvato cinque provvedimenti per un totale di quasi 29 milioni di euro, destinati a due interventi paralleli: la sostituzione degli impianti di traslazione della linea A e il rinnovo tecnologico dei sistemi che governano esercizio e sicurezza della linea C.
Il capitolo più corposo riguarda le stazioni della tratta realizzata negli anni Novanta – Battistini, Cornelia, Baldo degli Ubaldi, Valle Aurelia e Cipro, più il parcheggio di scambio di Anagnina – dove scale mobili e ascensori sono entrati in servizio tra il 1999 e il 2000. Una normativa del 1985 fissa in trent’anni la vita tecnica di questi impianti: superata quella soglia, la legge non ammette più interventi parziali di riparazione, ma impone la sostituzione integrale. Con 17,8 milioni di euro il Campidoglio finanzia dunque la sostituzione di 48 scale mobili e 17 ascensori, anche se per ora – a causa dell’impossibilità di intervenire simultaneamente su tutti gli impianti senza paralizzare le stazioni – è stato approvato e finanziato solo un primo stralcio da circa 18 milioni, relativo a 32 scale mobili e 4 ascensori, con un cronoprogramma che punta al completamento entro tre anni. Il secondo lotto di lavori attende invece il reperimento delle risorse necessarie.
Sul fronte della linea C, gli 11 milioni stanziati raccontano una battaglia meno visibile ma non meno urgente: quella contro l’obsolescenza tecnologica. Il grosso dei fondi, 4,5 milioni, è destinato al sistema Scada, la piattaforma digitale che permette ai tecnici della sala operativa centrale di monitorare in tempo reale tutto ciò che accade sulla linea – dalla sicurezza delle gallerie ai flussi di passeggeri fino alla gestione dell’energia – e le cui componenti hardware e software, spiega il Comune, risultano ormai fuori produzione e introvabili sul mercato. Quasi 4 milioni sono destinati alla revisione decennale di quadri elettrici, gruppi di continuità e interruttori di media tensione, mentre 1,6 milioni finanziano l’aggiornamento del sistema radio Tetra, che garantisce le comunicazioni – comprese quelle di emergenza – tra treni, stazioni e centrale operativa anche centinaia di metri sotto terra, al riparo da interferenze e black out. Chiude il pacchetto oltre 1 milione di euro per la sostituzione degli inverter degli impianti di ventilazione, componenti decisive non solo per la qualità dell’aria nell’esercizio ordinario ma anche per la gestione dell’esodo dei passeggeri in caso di incendio.
A motivare la scelta è l’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, che nel commentare l’operazione insiste su un cambio di approccio culturale, prima ancora che tecnico: “Per troppi anni Roma ha sofferto la logica della rincorsa alle emergenze, intervenendo sugli impianti solo a guasti avvenuti o a ridosso delle scadenze di vita tecnica. Quel modello ha generato disservizi cronici e disagi inaccettabili per i cittadini”. Oggi, sostiene l’assessore, quel modello sarebbe stato “ribaltato radicalmente”, puntando sulla programmazione anticipata degli interventi.
Ma c’è, nelle parole di Patanè, anche una dimensione che va oltre l’efficienza tecnica e tocca il diritto stesso alla mobilità: “Una scala mobile ferma non pesa allo stesso modo su tutti: per una persona con disabilità motoria, per un anziano, per un genitore con il passeggino, una stazione senza impianti di traslazione è una stazione chiusa”. Un concetto che l’assessore estende anche al fronte tecnologico della linea C, dove “un sistema di supervisione con componenti che i costruttori non producono più è un rischio che cresce ogni mese”. La scelta, conclude, è stata quella di “intervenire adesso, programmandolo per tempo, anziché farlo diventare un’emergenza” – una scommessa che i romani potranno verificare nei prossimi tre anni, stazione dopo stazione.







