Malagò nuovo presidente della Figc: “Rilanciare il calcio italiano e ricostruire la filiera tecnica”

Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc. L’elezione arriva dopo la vittoria su Giancarlo Abete nelle consultazioni successive alle dimissioni di Gabriele Gravina, aprendo una nuova fase per il calcio italiano, ancora segnato da criticità strutturali e risultati sportivi deludenti.

Ex presidente del Coni dal 2013 al 2025 e figura centrale dell’organizzazione di Milano-Cortina 2026, Malagò assume la guida della Federcalcio con l’obiettivo dichiarato di rilanciare il sistema e ricostruire la competitività della Nazionale.

Dirigente sportivo e imprenditore, 67 anni, Malagò è anche membro del Comitato Olimpico Internazionale dal 2018. La sua elezione alla Figc arriva dopo una lunga esperienza ai vertici dello sport italiano e internazionale.

Nel passato recente aveva già ricoperto ruoli commissariali nel calcio, intervenendo nel 2018 nella fase di crisi della governance federale e della Lega Serie A.

Il nuovo presidente indica come priorità la ricostruzione della continuità tra settore giovanile, club e Nazionale.

«Il professionismo deve riconoscere il valore della base, il dilettantismo deve essere liberato da pesi amministrativi sproporzionati, le Leghe devono trovare nella Figc un interlocutore forte ma non invasivo» si legge nel programma.

Al centro anche Coverciano, che dovrà diventare «il centro di elaborazione metodologica del calcio italiano», con l’obiettivo di costruire un linguaggio comune tra Federazione e club e ridurre la dispersione dei talenti.

Grande attenzione è dedicata alla Nazionale, con l’obiettivo di ricostruire un sistema stabile di formazione e selezione.

La Figc, nelle intenzioni del nuovo presidente, non dovrà essere solo un organismo regolatorio, ma anche «arbitro istituzionale, motore strategico e piattaforma di servizio».

L’orizzonte politico-sportivo è chiaro: evitare nuove esclusioni dai grandi tornei e riportare l’Italia ai Mondiali del 2030 con una struttura tecnica più solida e integrata.

Malagò eredita una Federcalcio ancora segnata da criticità sportive e organizzative, con la necessità di ricucire i rapporti tra componenti tecniche, Lega Serie A e sistema federale.

L’obiettivo dichiarato è avviare una riforma strutturale che possa restituire competitività al movimento calcistico italiano nel medio periodo.

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