Il provvedimento del governo che introduce un tetto del 30 per cento di studenti stranieri con scarsa conoscenza dell’italiano nelle classi, insieme al divieto di indossare burqa e niqab a scuola, “è la propaganda che precipita sulla scuola”. Lo ha dichiarato l’assessora capitolina a Scuola, formazione e lavoro, Claudia Pratelli, a margine dell’inaugurazione dei nuovi laboratori di alta gioielleria realizzati in collaborazione con la Fondazione Bvlgari presso il Centro di Formazione Professionale Ernesto Nathan, a Roma.
“La scuola ha molte questioni aperte e moltissime emergenze, che vanno dagli stipendi troppo bassi alle classi troppo numerose, ma non per il numero di alunni con cittadinanza non italiana, perché il numero complessivo è eccessivo”, ha spiegato Pratelli, elencando tra le criticità reali anche l’edilizia scolastica e la carenza di strumenti e strategie per prevenire e contrastare la dispersione scolastica. “Tra tutto questo non c’è un’emergenza burqa o un’emergenza niqab”, ha aggiunto, sottolineando che il tema dell’inclusione dei bambini con background internazionale “non si affronta così”.
L’assessora ha ricordato che una circolare dell’allora ministra Mariastella Gelmini, risalente al 2010, prevedeva già un’indicazione analoga sul tetto di alunni stranieri per classe, ma “in molti casi è di difficilissima applicazione”, dato che i casi in cui si supera il 30 per cento sono “infinitesimali” a livello nazionale e cittadino, e si verificano tipicamente nei quartieri dove è più alta la presenza di famiglie migranti.







