Tessuti italiani, la Cina cambia gusto: dai completi formali alla moda casual

Alla fiera Intertextile Shanghai Apparel Fabrics, i produttori italiani di tessuti raccontano una Cina che cambia. Allo stand di Vitale Barberis Canonico (VBC), accanto ai tradizionali abiti in lana, sono esposte giacche casual in lana blu denim e capi in pied-de-poule con finitura idrorepellente.

L’amministratore delegato dell’azienda, Alessandro Barberis Canonico, ha spiegato a Xinhua che quando l’azienda ha iniziato a sviluppare la propria attività in Cina, i clienti tendevano a preferire l’abbigliamento formale tradizionale, come i completi indossati con la cravatta, mentre nel tempo la domanda si è spostata verso un abbigliamento da lavoro più informale. Un cambiamento più marcato tra i consumatori più giovani, che secondo Barberis Canonico cercano capi capaci di esprimere il proprio stile personale, dando priorità a comfort e versatilità.

Anche l’e-commerce sta aprendo nuovi canali per i tessuti italiani. Zhao Long, agente del Lanificio Luigi Colombo in Cina, ha raccontato come alcuni tessuti femminili in stile tweed, tradizionalmente marginali nel catalogo aziendale, abbiano trovato inaspettatamente nuova domanda online, spesso come porta d’accesso verso il cashmere. L’amministratore delegato dell’azienda, Andrea Rossi, ha inoltre segnalato una crescente richiesta di tracciabilità da parte dei marchi cinesi più giovani sulle materie prime utilizzate.

Secondo i dati diffusi da Milano Unica, le esportazioni tessili italiane sono diminuite del 3,4% su base annua nel primo trimestre 2026, mentre quelle dirette in Cina sono cresciute del 7,8%.

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