Umberto Pizzi, addio al fotografo della Dolce Vita e dei nostri vizi

È morto a Roma, a pochi giorni dal suo 89° compleanno, Umberto Pizzi, uno dei fotografi che più hanno saputo raccontare la società italiana attraverso immagini diventate parte della memoria collettiva del Paese. Nato a Zagarolo il 7 ottobre 1937, Pizzi avrebbe compiuto 89 anni il prossimo 7 ottobre.

La sua carriera è iniziata lontano dai salotti della mondanità. Giovane fotoreporter per la Fao, nei primi anni Sessanta ha lavorato in Medio Oriente, realizzando reportage in Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania. Poi il ritorno a Roma e l’ingresso nel mondo della cronaca mondana, proprio negli anni della Dolce Vita.

Con la sua macchina fotografica ha immortalato alcune delle più celebri star del cinema internazionale e italiano: da Elizabeth Taylor e Richard Burton a Marcello Mastroianni e Sophia Loren, passando per Vittorio Gassman, Eduardo De Filippo e Roberto Rossellini. Ma il suo obiettivo non si è mai fermato allo spettacolo. Ha fotografato scrittori e intellettuali, tra cui Alberto Moravia e Dacia Maraini, e soprattutto ha seguito da vicino il mondo della politica e del potere.

Pizzi è stato anche testimone di alcuni dei momenti più drammatici della storia italiana. Il 16 marzo 1978 fu tra i primi fotografi ad arrivare in via Fani, dopo il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione degli uomini della sua scorta. Tra le sue immagini più note c’è anche quella di Enrico Berlinguer circondato dagli operai durante una pausa pranzo, uno scatto capace di raccontare, con immediatezza, il rapporto tra politica e società.

Negli anni Duemila è arrivata la collaborazione con Dagospia di Roberto D’Agostino, che ha dato vita al fenomeno delle fotografie “Cafonal”: feste, ricevimenti, personaggi, aristocratici e protagonisti dei salotti romani raccontati con ironia e senza particolari concessioni al glamour. Da quell’esperienza sono nati anche i libri Cafonal (2008) e Ultra Cafonal (2010).

Pizzi ha continuato a lavorare praticamente fino alla fine. Anche negli ultimi anni era facile incontrarlo in giro per Roma, in sella al suo scooter e con la macchina fotografica al collo, sempre alla ricerca di un volto, una scena o un momento da consegnare all’obiettivo.

La sua lunga carriera è stata ripercorsa anche dalla docuserie di Rai Cultura “Profumo di Pizzi”, trasmessa su Rai5 nell’aprile 2026. Quattro puntate hanno attraversato circa sessant’anni di storia italiana attraverso il suo sterminato archivio fotografico: dalla stagione della Dolce Vita alle vicende sentimentali e mondane degli anni Ottanta e Novanta, fino alla politica, agli imprenditori e ai grandi protagonisti del potere.

Nel giorno della sua scomparsa sono arrivati numerosi messaggi di cordoglio. La sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni lo ha ricordato come un professionista “inimitabile”, mentre la presidente dei deputati di Italia Viva-Casa Riformista Maria Elena Boschi ha sottolineato come abbia raccontato “l’Italia senza filtri”. Per il presidente del Senato Ignazio La Russa, Pizzi ha attraversato, dalla Dolce Vita ai giorni nostri, “usi, costumi e generazioni”, lasciando un patrimonio di immagini entrato nella memoria collettiva.

Una lunga storia professionale costruita non soltanto sulla capacità tecnica, ma sulla ricerca dell’attimo. Il tratto distintivo di Pizzi era proprio questo: essere nel posto giusto, osservare e fermare in una fotografia un frammento di vita capace, spesso, di raccontare molto più del soggetto ritratto.

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